Velino e Cafornia

Antefatto:Se qualcuno mi chiede cosa mi rende più felice in assoluto, ho la risposta pronta: “la montagna!!” del tutto indifferente che sia l’Oddeu, il Monte Gennaro, l‘Altipiano di Gorga o il Velino…..Velino????? avete detto Velino????

L’epica impresa:
Luca vuole salire sul Velino e Giorgio l’accontenta subito “facciamo la via dei canalini, arriviamo in vetta, facciamo la cresta fino al Cafornia e torniamo da là”. Bon, che ce vo! Appuntamento ore 5 di mattina per cui Luca dorme da me. Alla mattina stiamo tutti rintronati, sia per via dello scavo a Murano ma soprattutto del fatto che abbiamo dormito assai poco, ma appena vediamo Giorgio lo accogliamo con un gran sorriso. Lasciamo la macchina al rifugio Casale da Monte e c’incamminiamo veloci verso fonte canale per vedere la fonte....in discesa. Subito la fronda spelea ha da ridire “ma se poi dobbiamo salire!!” e Giorgio torvo “già vi ho abbuonato 250 m gratis, e poi la volete vedere o no la fonte?” “no!”. Così prende il via e non si ferma fino alla cima del Velino. Mica vero, è costretto a farlo perché noi due, con la scusa delle foto, ci fermiamo ogni pisciata di cane. E per fortuna! A pochi metri dalla croce sento il cuore andare per conto suo con ritmo piuttosto altalenante. Che sia la mia ora? Bon, morire in montagna non è male, ma mi scoccia scomodare il soccorso. Giorgio mi richiama all’ordine e, visto che non son morta, tutta allegra arrivo alla vetta. Allegra anche perché c’è un’incredibile fioritura di Adonis distorta per non parlare del resto. Alla vetta Luca, che pareva moribondo e s’è lagnato tutto il tempo di non farcela, ha un guizzo di vitalità e scala la croce. Perché deve fare i 1500 m di dislivello e ne mancano giusti 2. Però la croce, sotto quel dolce peso, s’inclina un po’ di lato. Ecco, se salite il Velino avete compreso l’arcano della croce inclinata. Giorgio ci fa presente che arriva il brutto tempo, eppure non si vede una nuvola in cielo! Tenta di metterci fretta del tutto inutilmente, fino al Cafornia facciamo la gara a chi fa più foto. Ai fiori, la sottoscritta, perché c’è una varietà da togliere il fiato. Perché, ancora ho fiato? Certo!! Fino al Cafornia che ci vuole? E poi è tutta discesa. Ogni tanto Luca, che ancora non conosce bene Giorgio, vorrebbe pure mangiare e bere e tocca, ahimè, fermarci. Tant’è che prendiamo l’acqua, quella tanto chiamata da Giorgio. Il tempo di metterci la mantella che smette. Ma appena arriviamo alla macchina, alle 3 precise, scende il diluvio, sul Velino. Tiè, ci siamo salvati e abbiamo portato a casa la pellaccia!!
Non so quanto sia stato contento Giorgio, visto che per fare 1500 m di dislivello e 14 km c’abbiamo impiegato 8 ore di cui ben 3 di sosta…noi però siamo stati felici come aver scalato il Nanga Parbat, che tanto pareva su per i canalini…
Alla prossima!! Mg 30.5.2017
torna all'indice