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LE PAURE DELLO SPELEOLOGO

Tema scottante ma di indubbia attualità, chi non ne soffre, o non ne ha sofferto, mente oppure è palesemente incosciente; se ne parla poco e si fa finta di niente, che diamine! siamo speleologi!

Ma chi durante i corsi rassicura con poche frasi ben assestate gli allievi, su quello che devono o no temere, sotto sotto sa che un conto è la ragione e un'altra è l'istinto; e che quello che spaventa, loro l'hanno superato con anni di pratica ed abitudine.
Ma di che cosa si ha paura? in sostanza di tutto: partiamo dall'ingresso; qualche volta, in tane fetide in corso di scavo si trovano ragni schifosi o bozzoli di ragni penzolanti,le grillomorfe non fanno paura più a nessuno, si sa che sono innocue, ma i ragni? se devi strisciare in una strettoia piena di ragnatele e pensi che la luce della carburo risveglia i ragni addormentati in quei buchi troppo vicini al tuo viso, alle tue mani, al tuo collo? Come si supera dunque la paura dei ragni? Il pensiero che non sono velenosi ti rassicura certo, ma quello che ti fa andare avanti è la speranza che, al di là della strettoia si apre il mondo che ti sta aspettando, e visto che lo speleologo è prima di tutto spinto dalla curiosità, in genere si fa buon viso a cattivo gioco, i più pavidi però cedono ai compagni di gita lo ius primae grottis, " va pure avanti tu, vedi se prosegue", con spirito cavalleresco.
Ritengo invece a buona ragione che nessuno abbia la men che minima paura dei pipistrelli, anzi, sono visti come buon auspicio e ottimi amici di grotta, infatti sono principi negli stemmi dei gruppi; da quanto ne so solo il Gruppo Grotte Cai Roma ha scelto il ragno, ma sicuramente l'ha fatto per distinguersi.
Ma per analizzare i singoli elementi di una grotta, credo che il primato delle paure lo detengano i pozzi.
Qui c'è un'ampia scelta di paure: lo spit, piantato bene o piantato male?, la roccia intorno, sana o fratturata?; l'armo si doppia a ragione; i moschettoni, se li trovi di alluminio già messi e con tutte le inflorescenze son dolori, pensi a tutti i buchetti che ne hanno minato l'anima, sono assolutamente da cambiare, ognuno lo sa;
la corda, chi l'ha usata prima? mentre scendi guardi bene la calza, inorridisci al nerofumo che incauti prima di te hanno lasciato avvicinandosi col casco alla corda per guardare giù o sù; l'imbraco, pensi a quant'è vecchio, a quanto è stato steso al sole, a quanto l'hai strusciato addosso a rocce taglienti, se per caso fa strani rumori mentre sali o scendi immagini anche il cedimento strutturale del mezzo;
come ti salvi? in genere cerchi di pensare che non ha poi tutti quegli anni, e quando mai s'è sentito di gente precipitata per rottura di imbraco!;
la longe, i più pavidi scelgono la corda dinamica stile corda- tira- traghetti, ma normalmente si cambia al minimo segno di sfilacciamento, in ogni caso quando ti affidi alla longe la guardi con occhio clinico; croll, discensore e maniglia in genere non offrono grandi spunti di paure, tuttalpiù smadonni se scivolano su corde infangate.
Tutte queste paure si amplificano nei pozzi fondi, sia in discesa che in salita, laddove ti trovi ad analizzare ogni singolo elemento, cercando di salire più velocemente possibile (scendere no, che si brucia la corda), per tirarti fuori da tutto ciò; appena messo piede sulla terra ferma come per incanto ti passa ogni paura e sei pronto a prendere pesantemente in giro chi ad alta voce esprime i tuoi pensieri.
Ma i pozzi, se fondi, hanno anche ulteriori spunti di paure: armarli, a meno che non lo fai spesso, ti mettono una certa ansia accuratamente occultata da imprecazioni varie, contro la natura in genere, contro i malcapitati amici di grotta, contro l'olimpo delle divinità più disparate, c'e anche chi ammutolisce e non vuol sentire commenti.
La profondità del pozzo è motivo di apprensione sia in discesa, per la stanchezza di braccia e mani, ma ovviabile se si ha l'accortezza di far passare la corda attraverso il corpo per fare più attrito, ma più che altro in salita, se il pozzo non l'hai mai fatto e lo vedi estremamente lungo; se non ti sei mai confrontato con i pozzoni, difficilmente riesci a valutare quanto possa impegnarti la risalita; anche questo viene superato dall'esperienza e dalla gradualità; si sarebbe ben sciocchi a voler affrontare un meno mille senza la valutazione delle proprie capacità fisiche.
Quanto detto per i pozzoni è valido anche per la lunghezza delle grotte.
Le strettoie: dipende dalla lunghezza delle stesse, dalla stazza dell'individuo, se stai in esplorazione o su grotta conosciuta; se le hai già fatte generalmente ti lasciano del tutto indifferente; le peggio sono quelle su pozzo sconosciuto in discesa; la forza di gravità di aiuta e non hai bisogno di appigli, ti devi solo sgonfiare, ma in salita son dolori! Anche qui giova il sangue freddo; meglio se hai vicino qualcuno che con voce suadente ti indica improbabili appigli; il compagno dalla voce suadente è validissimo anche nel caso di strettoie orizzontali; ho potuto constatare che i corpulenti, in genere, sono quelli che meglio sanno affrontare le strettoie, difficilmente si fanno prendere dal panico; sicuramente ciò è dovuto all'abitudine acquisita dal doverne superare tante.
Passaggi circospetti: a meno che non siano estremamente ansiogeni, come il meandro tukulka in corchia, di solito basta avere un minimo di agilità arrampicatoria per superarli indenni, sperando fortemente nella tenuta della roccia marcia, bagnata ed infangata, perchè, è notorio, causa principale di incidenti in grotta è la classica scivolata.
Laghi di fango: di solito è così grande l'incazzatura a doverti districare dal plastico elemento che non hai proprio tempo di aver paura; nel caso ti dovesse venire si supera facilmente con un amico che ti aiuta.
Una certa apprensione, comunque, giova in quanto ti impedisce di fare palesi cazzate; fa sì che curi al meglio l'attrezzatura personale e del gruppo, che nella progressione stia accorto dei possibili pericoli quali sassi all'orlo del pozzi o armi fatti male; l'apprensione diventa paura patologica quando ti impedisce di fare quello che vorresti fare, scendere in grotta insieme agli amici ed affrontare nuove sfide quali pozzi fondi o grotte nuove; in questo caso ripeto, è la gradualità e l'abitudine quella che ti fa superare, con enorme soddisfazione, l'oscura ansia che c'è dentro di noi.

E PER FINIRE...........

Dodici regole fondamentali per la speleologia

Perché un'escursione in grotta non sia una temeraria avventura, ma un'esaltante esperienza è necessario:

1. Essere preparati fisicamente, per potere sostenere gli sforzi che la pratica della speleologia comporta.

2. Essere preparati moralmente, cioè possedere quella carica d'energia interiore che permette di far fronte a qualsiasi evenienza.

3. Essere preparati tecnicamente, ossia conoscere i materiali più adatti e la giusta tecnica del loro impiego per la discesa.

4. Conoscere la cavità e le sue insidie - le frane, i sifoni, il tempo all'esterno della cavità - per non esporsi stoltamente a pericoli che si potrebbero evitare.

5. Conoscere le proprie forze e i propri limiti, e conservare sempre un adeguato margine di sicurezza.

6. Saper scegliere le imprese adatte alle proprie possibilità e studiare attentamente il percorso, prima di cimentarsi in una discesa.

7. Scegliere bene i compagni, in modo che ciascun possa fare pieno affidamento sugli altri anche in situazione di emergenza.

8. Non lasciarsi trascinare dall'ambizione o da un malinteso spirito di emulazione a imprese superiori alle proprie capacità.

9. Curare scrupolosamente l'equipaggiamento e gli attrezzi per non trovarsi in gravi difficoltà nei momenti critici.

10. Stare costantemente all'erta con l'occhio vigile e l'attenzione tesa, soprattutto dove le difficoltà diminuiscono e quando la stanchezza annebbia i riflessi.

11. Ricordarsi sempre che la grotta è un'amica alla quale si va consentimenti d'amore non con propositi ostili ed aggressivi.

12. Saper perder serenamente, quando il perdere è ineluttabile, ma soprattutto quando è ragionevole; le cavità ci attenderanno sempre...

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