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LE ACQUE DEL LAGO ALBANO O DI CASTELGANDOLFO

PREMESSA:IL LAGO ALBANO ( Lacus Albanus )

Il lago Albano è il quarto bacino vulcanico del Lazio per estensione ed è il più profondo in assoluto. Con i suoi 170 metri guida infatti l'ideale classifica di profondità davanti a quello di Bracciano. Conosciuto anche come Lago di Castelgandolfo, il maggiore dei laghi dei Colli Albani, risulta originato dall'unione dei 2 crateri vulcanici, come testimonia la sua forma ellittica e la strozzatura mediana di 70 metri dal fondo che segna appunto il limite tra i 2 crateri.
Situato a 293 metri s.l.m. è lungo circa 3,5 Km e largo 2,3 Km per una superficie di circa 6 Kmq.
Ma più che per le sue dimensioni, è famoso per la sua bellezza e per quella dei paesi che lo circondano: Castel Gandolfo che si specchia nelle acque del lago,e poco più lontani a nord Marino e a sud Albano, Ariccia, Genzano e subito dopo l'altro lago, quello di Nemi, a est le rovine di Alba Longa, l'acerrima nemica di Roma.
Alimentato da polle subacquee, ha un emissario artificiale di epoca romana, scavato presso Castel Gandolfo nel 398-397 a.C. per propiziare la caduta di Veio.Infatti, secondo la leggenda, l'oracolo di Delfi predisse la vittoria di Roma su Veio, solo quando le acque del "lacus Albanus" sarebbero giunte al mare senza straripare dai bordi del cratere.

L'ATTUALE SITUAZIONE DEL LAGO

Il lago Albano o di Castelgandolfo sta vivendo, dall'inverno del 2004, una situazione di estremo degrado.
Le acque, da sempre limpide azzurre , e trasparenti, nelle quali era estremamente piacevole nuotare, sono diventante schiumose, opache e putride , probabilmente per gli scarichi delle ville abusive e condonate, sorte come funghi intorno al lago.

Questa è la testimonianza di uno speleo-sub assiduo frequentatore del lago :

quest'anno ha fatto freddo fino a giugno, di conseguenza la fioritura algale che di solito si verifica tra marzo e aprile, era ancora in piena manifestazione a fine maggio!
Per questo motivo l'acqua è ancora verde.
Durante la notte, qualcuno va a scaricare le cisterne degli autospurgo, in assenza di vigilanza.
Il depuratore del comune di Castelgandolfo è del tutto inadeguato, risale all’anno 1921, nonostante l'aumento di ville supergalattiche sulla costa sovrastante.
Molte abitazioni fronte lago ed alcuni ristoranti, non sono collegati all'anello fognario realizzato qualche anno fa.
E' evidente per chi va sott'acqua che davanti ad alcuni noti ristoranti l'acqua è di temperatura diversa e assai più torbida per tutto l'arco dell'anno. Sarà un caso?
Inoltre, al disotto dei 25 metri, l'acqua è limpida e la temperatura e sempre di 8,5 +/- 0,5 °C come è sempre stata nell'arco degli ultimi 10 anni.
Continua invece l'abbassamento del livello del lago che da 6 anni a questa parte è sceso di almeno un metro.
La responsabilità è da ricercare nell'aumento del prelievo di acqua ad uso potabile da parte dei comuni di Castelgandolfo e Albano.
Forse anche Marino o Rocca di Papa?

21-03-2006 "SI ABBASSANO ACQUE LAGHI ALBANO E NEMI"

Squilibrio idrico nell'area dei Castelli Romani:non si riesce ad invertire il trend negativo di abbassamento dei livelli dei laghi vulcanici di Albano e Nemi (dell'ordine di 30 cm/anno dal 1997 ad oggi) e molti fossi vedono una drastica riduzione della portata e un contemporaneo scadimento del loro stato qualitativo essendo alimentati in gran parte da acque reflue". E' quanto dichiara, in una nota, Raniero Maggio,presidente del Wwf Lazio. "Molti pozzi e sorgenti di falde superficiali si sono prosciugati - continua Maggio - Le acque estratte per uso potabile da pozzi profondi anche 500 m sono ricche di composti indesiderabili (come l'arsenico, il vanadio, il selenio e il fluoruro), tanto da non poter esser utilizzate per tali scopi". Secondo il presidente del Wwf Lazio, "è stata proprio la mancanza o carenza di azioni a scala locale che nel Lazio sino ad oggi ha determinato, pur in presenza di idonei e validi strumenti di pianificazione e regolamentazione a scala regionale o di area vasta, il perdurare o l'amplificarsi delle situazioni più critiche di deterioramento qualitativo di molti corsi d'acqua - conclude - e di alterazione quantitativa di alcuni importanti acquiferi".

LA SITUAZIONE PRECEDENTE

ANNO 2001: il costante abbassamento delle acque rischia di mettere in pericolo l'intero ecosistema del vulcano laziale. I Laghi Albano o di Castelgandolfo e quello di Nemi sono definiti aree a vulnerabilità primaria nel Piano Regionale delle Acque del 1982 e in base al D.L. 152/99 "area sensibile", in particolare il lago Albano è stato inserito nelle schede Natura 2000 come Sito di Interesse Comunitario da sottoporre ad interventi di tutela e conservazione. Sta di fatto che negli ultimi tempi la situazione è precipitata ed i dati sono quelli di una vera e propria catastrofe ecologica: il livello delle acque si è abbassato di 20-25 cm/anno per il lago di Albano e di 10-15 cm/anno per il lago di Nemi; tutto questo equivale ad una perdita d'acqua di circa 2 milioni di m3 per ciascun anno osservato. Il Comune di Albano, inoltre, non riuscendo a gestire il problema dell'approvvigionamento idrico, preleva l'acqua da pozzi, le cui quote di fondo sono in diversi casi al di sotto del livello del mare. Anche l'Ente Parco Regionale dei Castelli Romani non è stato a guardare e sta svolgendo una ricerca sulla qualità delle acque superficiali dell'area dei Colli Albani (lavoro condotto in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità e l'Istituto di Ricerca sulle acque del CNR), i cui cui dati preliminari hanno evidenziato un accumulo di nutrienti (fosforo e azoto) nel lago di Albano, tale da collocarlo in una situazione di alterazione definita da media a grave. L'attività, più o meno abusiva, che sorge intorno ai bacini, ha messo in pericolo non solo il volume delle acque ma la loro stessa qualità. L'accumulo negli anni di scarichi fognari non depurati ha prodotto una concentrazione di fosforo, al di sotto dei 90 metri di profondità, compresa tra 150 e 300 microgrammi/litro e di composti azotati tra 1,5 e 2,5 mg/l; al di sotto dei 60 metri siamo dinanzi ad uno stato di ipossia totale (non c'è ossigeno disciolto). Un campionamento effettuato il 18 settembre 2000 ha evidenziato una forte presenza e di coliformi totali ed altri agenti inquinanti di origine fecale. Questi scompensi biologici e una abnorme concentrazione di nutrienti hanno provocato uno squilibrio nel ciclo vitale del lago: alcune alghe, come la "Oscillatoria rubescens" si sono concentrate oltre le misure tollerate, costringendo la ASL RMH, già dal febbraio 2001, a vietare la balneazione nel lago Albano. Quali le cause di questa situazione? Evidentemente una concentrazione antropica superiore a quella tollerata dall'ecosistema, ma anche un malfunzionamento del depuratore di Castel Gandolfo e il mancato completamento della rete fognaria collegata alle condotte principali che confluiscono nei depuratori.

S.O.S. PER IL LAGO ALBANO
gennaio 2006

WWF, CIASCO e ANPANA denunciano uno stato di abbondano e degrado del lago
Il WWF Castelli Romani, l'A.N.P.A.N.A e il C.I.As.Co., nella prima settimana di gennaio hanno effettuato una serie di sopralluoghi lungo tutto il percorso del Lago Albano e i sentieri che partono dai Cappuccini, constatando e fotografando un generale degrado, un uso predatorio del territorio e un'indifferenza atavica al problema da parte delle istituzioni.
Vista la situazione, le Associazioni hanno inoltrato vari esposti per segnalare alle Autorità competenti per territorio, queste violazioni, emblema di uno stato di abbandono in cui perversa il territorio nel suo insieme.
Sono state constatate varie perdite idriche, consistenti, della conduttura, che partendo dalla stazione di sollevamento percorre il sentiero "L2" che conduce ai Cappuccini; sempre lungo questo percorso sono state accertate alcune frane riconducibili presumibilmente ad un disboscamento irrazionale e ad un convogliamento di acque a monte mal regimate, risultante di un mancato assetto idrogeologico.
Lungo le coste del lago Albano è stata riscontrata la presenza di "flocculazioni rossastre", che possono essere ascritte all'alga P. Rubescens, nota alga tossica, che di solito "fiorisce" tra febbraio e marzo, riguardo all'alga le associazioni richiedono un pronto intervento dell'ASL e degli Enti locali interessati, per verificarne il grado di tossicità e pericolosità, intervenendo per porvi rimedio e, se del caso, interdire le aree interessate.
Inoltre sono stati riscontrati alcuni scarichi di materiale organico, con particolare riferimento all'emissario che, sembra ora assolvere compiti non propri alla sua funzione originale risalente al 400 a.C., ed emungimenti lungo tutto il perimetro del lago Albano, in violazione delle misure di salvaguardia emanate dalla Regione Lazio nel gennaio del 2004.
È stata riscontrata una condizione di degrado diffuso, lungo tutto il sentiero "L1", che percorre il perimetro del lago Albano, dovuto in particolare a presenza di rifiuti di varie specie, abbandono di natanti, disboscamento di alcune aree, finalizzato presumibilmente ad utilizzi non meglio identificati, taglio di alberi secolari, perimetrazione di un'area lacuale a scopi privati con segnalazione di proprietà privata, evidentemente abusiva, realizzazione di "manufatti" abusivi che si stanno sviluppando nel tempo e di porticcioli privati verosimilmente non autorizzati.
Va precisato che l'area in questione oltre ad essere soggetta al vincolo paesaggistico ambientale e archeologico, rientra anche nel perimetro del Parco Regionale dei Castelli Romani oltre ad essere oggetto di tutela particolare per avere nel suo interno due Siti di Importanza Comunitaria classificati col numero IT 6030038 (Lago Albano), IT 6030039 (Albano - Località Miralago).
Le associazioni ricordano che negli esposti presentati è stato allegato un cd con le foto che testimoniano quanto segnalato, questo cd è a disposizione di quanti volessero rendersi conto della situazione di abbandono e degrado in cui perversa la zona.
Le Associazioni chiedono all'Ente Parco, ai Sindaci dei Comuni interessati e alle varie Autorità giudiziarie preposte ad intervenire, affinché ne blocchino l'uso dissennato e si impegnino a recuperare lo status quo.

2 MILIONI E 7OO MILA EURO STANZIATI DALLA REGIONE LAZIO PER IL RISANAMENTO DEL LAGO

Roma, 07 mar - "Due milioni e 700 mila euro. A tanto ammonta la somma che il Consiglio regionale del Lazio ha destinato per il risanamento idrogeologico del lago di Castelgandolfo". Lo comunicano, in una nota congiunta, Filiberto Zaratti, capogruppo dei Verdi alla Regione Lazio, e il consigliere regionale diessino Carlo Ponzo. "L'emendamento approvato dall'aula consiliare - spiegano i consiglieri - prevede 2 milioni e 700 mila euro nei prossimi tre anni per la riqualificazione del bacino del lago Castellano, sito di importanza comunitaria". "Un esempio concreto -aggiungono Ponzo e Zaratti - di come il centrosinistra che governa il Lazio dia attenzione al territorio dei Castelli Romani spesso dimenticato negli anni precedenti".

WWF CONTRO IL TAGLIO DEGLI ALBERI LUNGO LE SPONDE DEL LAGO ALBANO
aprile 2006

Come tutti possono constatare di persona, un grave scempio ambientale è stato perpetrato ai danni del bosco sito in zona naturalistica del percorso che dalla cabina di sollevamento dell'acqua, ricadente nel comune di Castelgandolfo, conduce alla zona cossiddetta dell' "acqua acetosa", zona peraltro soggetta a continue frane.
Lungo tale tracciato si è intervenuti con ruspe, allargando il tracciato del sentiero, portandolo dagli originari metri 1,50 a 4, con realizzazioni ad intervalli di grandi piazzole.
Tale operazione ha comportato lo sradicamento della vegetazione, il taglio di alberti lungo tutto il sentiero (circa 2 km), la rimozione di grandi massi e rocce di materiale vulcanico, il tutto sversandolo lungo la sponda del lago, rendendo il piacevole sentiero una squallida sterrata polverosa e poco ombrosa.
L'area interessata dal taglio del bosco, che doveva riguardare soltanto i castagni, come sembra previsto da autorizzazione rilasciata (la cui motivazione ci sfugge totalmente) ha interessato anche essenze pregiate protette; non solo, ma l'abbandono del materiale di risulta boschivo non recuperato, oltre che costituire oggetto di degrado ambientale, causa serio pericolo di incendi, anche per la modifica del microclima da fresco umido a secco polveroso.
Quanto segnalato è stato oggetto di esposto alla Procura della Repubblica di Velletri, al parco regionale dei Castelli Romani, al Corpo Forestale di Rocca di Papa, al Nucleo di Tutela Ambientale dei carabinieri, all'Assessore Regionale per l'ambiente, e per conoscenza al Procuratore Generale presso la Coste d'Appello di Roma, con la richiesta di adottare le misure idonee a tutela immediata dell'ambiente devastato.

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