Grotta della Cava di Piedi di Serra

Antefatto:Accantonato per il momento Supino, il nostro dovere di soci GGCR si rivolge agli Aurunci orientali e noi siamo ben contenti di eseguire gli ordini del President “andate e trovate tre grotte”. Ovviamente con le coordinate.

L’epica impresa:
Appena parcheggiata la macchina c’accorgiamo immediatamente che l’impresa non è per niente semplice, ci sono cave attive dovunque e le grotte, guarda un po’, stanno proprio sotto queste cave, dentro o sopra Rio Candrella.
Come prima cosa imbocchiamo un sentiero CAI che presto abbandoniamo alla ricerca del Rio. Non ti dico. Capitiamo in una cava dismessa piena di blocchi in bilico e stramma (Ampelodesmos mauritanicus (Poir.) T. Durand & Schinz.) che c’impedisce di vedere dove mettiamo i piedi. Una fatica dell’altro mondo e già il Nozz dice di avere le aritmie da sforzo.
Ciò nonostante ci affacciamo alla pareti intagliate a perpendicolo sul fosso per capire che non è proprio la strada giusta.
Prova e riprova finalmente capitiamo nella Cava di Piedi di Serra, fortunatamente dismessa.
Questa è la strada giusta, solo che tocca scendere il ravaneto fino ad arrivare all’alveo del torrente, laddove sopra o dentro ci sono le tre grotte, stando attenti, però, alla cava attiva che sta proprio sopra, nell’altro versante.
Mi accingo a scendere, tutta contenta che sto trovando fossili di Pecten (o Clamis) a profusione.
Ne prendo una qualche quintalata per Luca e per la lezione.
Però il Nozz non mi segue, secondo lui è troppo sgarrupato e serve la corda.
Mica vero, ormai stavo nei sassoni sicuri, ma va ben, seguo il Nozz che, come un forsennato, s’inerpica per la cava avendo scorto un buco in lontananza.
In effetti, da distante sembra chissà che, ma non gli do credito alcuno, alla Malgafossetta per capirsi.
Invece la grotta c’è. Non la descrivo, sta scritta sopra. Nella seconda sala fa un caldo allucinante e il Nozz scappa a gambe levate lasciandomi sola a far foto, che vengono anche tremolanti dal caldo che ho.
Finita qua? sehhh, quello ne ha visto un altro di buco e pja, mi lascia come una scema a far foto mentre va per la strada asfaltata cercando di arrivare sopra la cava dismessa.
Cerco di seguirlo e prendo una stradina sulla sinistra, vicina a una casa.
“Ehi! Dove va? Chi è lei?” mi chiede una tipa minacciosissima “sono una speleologa e cerco grotte” rispondo placida “entra, sietidi che ti faccio il caffè e di do l’acqua che te la insegno io la grotta, ci sono stata, lo vuoi il caffè?” “siiiii!”. Fatto sta che quella m’insegna davvero una grotta che entra da una parte ed esce da un’altra, ma intanto il Nozz dov’è? “ha visto per caso mio marito?” “no!” Eccolo che arriva e si prende pure lui il caffè e le spiegazioni.
Arriva anche la figlia, che lavora al Comune, e pure lei ci fa un sacco di feste e vorrebbe anche una copia del libro sulle grotte degli Aurunci.
Certamente glielo porteremo.
Intanto la signora di cui ignoriamo il nome, ci porta a vedere, da distante, dove sta la grotta famosa “vedete quel pizzo della cava? Da li c’è il sentiero, girate per l’albero e un ingresso sta là, entrate e uscite dall’altra parte, c’ho portato anche la mia nipotina”.
Capito tutto, andiamo.
Arriviamo al pizzo, giriamo come detto e c’inerpichiamo effettivamente per una traccia con la stramma che ci taglia braccia e mani, ma tant’è, arriviamo all’albero ma la grotta non si vede.
Per farla breve, che mi son pure rotta di scrivere le tribolazioni di oggi, abbiamo rovistato tutta la cava, sopra e sotto, trovato anche un buco con morfologie ipogeniche (vedi foto) che pareva chissà che, ma la grotta famosa niente.
Mi sono pure arrampicata che se cascavo non mi trovavano nianca i ossi, ma il soprastante buco accattivante era solo una tana, sempre con le solite morfologie e poi basta, ahò, la grotta non si trova!
Va ben, torniamo alla casa della signora con le pive del sacco e troviamo il marito che ci spiega dove sta, si nel pizzo della cava, ma più avanti “vedete l’olivo? Ecco proprio sotto”. Ma ormai per oggi basta, tanto tocca tornarci per rilevare la nostra.
Appuriamo, una volta a casa che la grotta indicataci, da catasto, si chiama “grotta da tonto”.
Chissà perché…
Alla prossima!! Mg 3.3.2017
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