Grotta dell'Arnale ed altre

Antefatto:Antefatto: Abbiamo più grotte da rilevare e cercare che vita da campare, la dura realtà del GGCR.

L’epica impresa:
Dopo doverosa sosta dalla cognata di Antonella, per reperimento viveri di prima sopravvivenza, e un rapido saluto a Mario “tornate per il caffè che vi porto all’Arnale” , eccoci pronti a rilevare Grotta della Cava di Piedi di Serra. Paolo si mette a fotografarla per bene e il Nozz non può profferire verbo su ciò, invece con Luca procede a scavare una fessura in basso. Già che ci sono fotografo anch’io, ma la digitale del gruppo è nettamente superiore. Fatte le foto, rileviamo la grotta per benino, precisi, che il Presidente non vuol pecionate. Intanto Luca, con furore animale, apre la fessura ed entriamo a vedere. Che te vuoi vedere, manca anche l’aria dico io, no che vorrebbe m’infilassi in un punto largo un palmo “là continua!!” “macchesseimaitto che continua, prima di tutto non ci passa neanche gesùbambinoinfasce in sta fessura e poi dove lo vedi che continua?”. Torniamo di sopra che dobbiamo visitare la grotta da Tonto (o grotta della testa di tarantola o grotta di totonto fate voi). Anche qua Paolo e io ci dedichiamo alle foto e Luca lo smilzo fa da modello. Il Nozz se ne va per asparagi, così dice, essendo del tutto incompatibile con l’attività fotografica e i suoi ritmi lenti. Bene, fatto tutto andiamo a salutare Mario e arriva Immacolata che ci fa festa con caffè, coca cola e birra e ne approfittiamo per mangiare. Viene anche Sonia con il figlioletto e tutti insieme andiamo nei pressi della grotta dell’Arnale. Dov’è? Se non c’avesse portato Mario non l’avremmo mai trovata. Sta dentro un fosso irrovato che pare la Barbagia insolita, talmente incasinato arrivarci che non saprei nemmeno descriverne il percorso. Ci lascia sopra uno scapicollo e ci dice “sta la sotto, ciao, ciao, vi saluto!!” ripetendolo più volte, come dire, vedete di non tornare a rompere sempre i maroni che abbiamo anche finito la riserva di caffè. Scendiamo sto scapicollo per vedere un androne tipo grotta sarda, giganteschino, con un soffitto splendido, liscio, pieno di Briozoi e Litotamni (come ci spiega il geologo). “Qua c’è l’omo!!!!” strilla Luca, raspando 4 ossa che mi affida. Invece vorrei salire sopra un camino nero invitante laddove pende un cordino. Salita facilissima pare ma tutti a dirmi che no, pericolosissimo è. Bon, allora fotografo come sta facendo Paolo che poi, con Luca, procede a rilevare la grotta, nonostante sia già stata rilevata. Sicuramente quelli di prima erano pecioni e approssimativi perchè come mai nessuno sa l’esistenza di sto salone pieno di omini sparagnai? Gli antichi aurunchici orientali qua ci vivevano alla grande, e hanno lasciato anche una macina di calcare. Che se ci macini il grano resta bello duretto da spaccarti i denti, la nascita del grano duro. “E’ tardi, tanto ci si torna” e vorrei vedere, che sto camino da salire è un invito, e restano anche le famose tre grotte del Rio Candrella da trovare. Stavolta torniamo per Ausonia che si sente il respiro di sollievo di Mario “vi ho ben salutati prima, jatevenne!!!”. E per strada che incontriamo? Un grottone sotto una grata, alt, fermi tutti andiamo a vederlo, dentro c’è una mummia di volpetta…e Luca che fa? Risale il fosso “Stramete” che già il nome…e torna tutto infervorato che sto calcare a Briozoi e Litotamni lo eccita alla massima potenza. Ma è tardi, appena il tempo per un caffè al bellissimo bar di Ausonia, tutto ristrutturato anti terremoto e bon, a casa a stendere i rilievi (questo Paolo) noi a riposarci, ce vò…
Alla prossima!! Mg 14.3.2017
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