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EUBEA - STEREA ELLADA


carta geologica


31.5.2012
Partenza alla solita ora del lavoro, ahh! iniziamo bene, iniziamo.E dire che le ferie mi servono per dormire. “No” dice il Nozzolone “dobbiamo arrivare a Brindisi per le 16 in punto” . Ci siamo arrivati giusto in tempo, potevamo farlo con largo anticipo ma s’è messo di mezzo sto navigatore satellitare che mi fa concorrenza, peccato che quello, rispetto a me, è de coccio e c’ha fatto girare per mezza Puglia con percorsi inconsulti, ma davanti alla tecnologia…Unica nota di rilievo della giornata, un rifornimento di ciliegie a Spinazzola, 2 euro al kilo, le vuole tutte? Facciamo 5 euro e te le prendi. Ovvio che si. Il Nozzolone ne mangia una e sentenzia “cattive” ma invece m’hanno fatto sopravvivere per il resto del viaggio, come si dirà, tra l’altro le mangerei in testa a un lebbroso, le ciliegie.

1.6.2012 Sbarchiamo a Iogumenitza alle 3 di notte, 4 locali, fortuna il termos di caffè provvidenziale. Fa buio, brutto e magari freddo? No freddo no. Come zombi arriviamo a Ioannina, un nebbione tremendo e mucchi di grandine per terra. Ma un bar aperto ci fornisce di ellenico caffè e cornetto alla nutella, sorrisi greci e tanta simpatia. E la crisi? Boh?La meta odierna è le meteore passando per un passo montagnoso, faccio fermare enne volte il Nozzolone per fotografare flora greca montagnosa ed enne volte no, per compassione di lui che si ferma. Le meteore sono così belle che uno non si stanca mai di guardarle, apri gli occhi e dici “che belle” ti giri, le rivedi ed esclami “che belle” come quelli scemi che ripetono sempre la stessa frase, ecco l’effetto che fanno. Troviamo una casa a Kalambaka, 30 euro la notte e via, a fare un sentiero ripido verso un monastero, c’arriva comodamente la strada, ma noi optiamo per il sentiero, tutto fangosetto, sdrucciolevole e con una temperatura da tropici, caldo umida, fiori? Si naturalmente. Questo è il mio scopo del sentiero, quello del Nozzolone lo ignoro, magari vuol sgranchirsi l’anca. Scopriamo che il sentiero porta al monastero top, quello moni- panta- tutto, mi metto la gonna da prassi e visito il tutto con una pletora di ragazzini greci urlanti, un po’ di rispetto dico io, al posto degli hot pants ho la gonna lunga ai piedi, sguardo basso e imploroso e voi? State pure in crisi, c’è poco da far cagnara. Il Nozzolone gira il museo tutto di corsa, non riesco a leggere nulla, tra greco e inglese, mi soffermo a guardare le figure, i monaci torturati dai turchi e le vignette contro Mussolini, pensare che la guerra ha violentato questi posti è da sentirsi male. Torniamo giù sempre di corsa, mangiamo la pita, che è il nostro cibo quotidiano, facciamo una breve dormita e poi, ancora meteore, stavolta in macchina e senza monasteri, solo giri geologici in bilico sui montarozzoni “vai un metro più in là cara, a farti la foto…”. Macchè ho trovato una centaurea sconosciuta e sono in rigorosa ammirazione della flora meteora.

2.6.2012 Ci aspetta la Tessaglia, pianura sconfinata patria di Achille e dei suoi mirmidoni. Come sopravvivere al viaggio tessale? Cassette di Battisti-Guccini-De Gregori, sguardo laser su flora tessale, ma stavolta il Nozzolone non si ferma, non si può su questa strada. Finchè arrivati a Lamia vediamo sulla destra un monte calcareo e una bella gola. Subito decidiamo che le Termopili possono aspettare, cerchiamo di avvicinarci a sta gola. Come? Pare facile, invece no, le strade greche ci fanno girare in tondo che è una bellezza, puntano dritto da una parte e poi stoppano di colpo, oppure dirottano a 180° senza un perché. Ahh! Eureka! c’è il navigatore satellitare! Si ma che gli diciamo che non sappiamo come si chiama sto monte ed il paese sottostante? “Gorgopotami” dice il Nozzolone, guardando su una cartina-mappamondo scala 1:200 miliardi. Intanto sarebbe ora di pranzo, mi avverte lo stomaco gorgogliante. Il piano quinquennale di dimagrimento del Nozzolone, però, non prevede deroghe e io per fortuna ho le ciliegie di Spinazzola. Arriviamo finalmente a sta gola che è davvero bella con una cifra d’acqua che esce, però ognuno di noi prende la propria via, io verso una grotta e il Nozzolone verso un mulino ad acqua, morale, ci limitiamo a prendere atto che si, c’è sta gola e bon, intransitabile, almeno pare. Ed ora ci aspettano le Termopili. Bagno d’obbligo con i camionisti i turchi, tutti a sperare nell’acqua termopila come quella di Lourdes contro tutte le affezioni. Più che altro usciamo tutti lessi e molli senza forza alcuna, ecco perché hanno perso gli Spartani, mica per Efialte! Va bon, dove andiamo a dormire? A Livadeia. Stavolta tocca contentarsi degli hotel, uno lo scartiamo, troppo caro, quello ci fa anche lo sconto, no, diccene uno di meno caro e lui ce lo indica, anche qua trattiamo sul prezzo e c’accorda 50 euro con colazione, ok. Ora dobbiamo trovare la pita. Propongo di girare per la città e c’imbattiamo in un posto fantastico, un fiume d’acqua corrente e cristallina nel mezzo delle case, platani, statue, ponticelli,una meraviglia. Lo percorriamo fino alla risorgente, sgorga dalle rocce, seguiamo il torrente secco e il canyon..ma ci siamo già stati qua! Diciamo all’unisono riconoscendo una chiesa sulla parete e tremila scalini per arrivarci, li abbiamo fatti! Questo è il bello della vecchiaia rincoglionita, vedere tutto con occhi nuovi. Vedo anche una grotta con occhi vecchi, ci dovremmo andare Nozzolone, sta sopra la risorgente, se lo sa Francesco che non l’abbiamo percorsa ci disconosce da genitori. Ma è tardi, ho pure le scarpette da femmina, come si fa? Manco un casco a portata di mano..tanto chiude… si sa ste grotte greche sono tutte terremotate disse la volpe all’uva…

3.6.2012 Oggi ci aspetta il monte Eliconas, il mitico monte delle muse. Come arrivarci? Facile. Da Agios Giorgios andare ad Agia Triada, poi ad Agia Anna, poi verso Kiriaki, ma non fatevi tentare come abbiamo fatto noi che ci siamo presi il caffè nell’affollatissimo kafeneion-compagno, no, girate prima verso sinistra nella strada sterrata con l’indicazione di enne monasteri. Vi siete fatti tentare? Fatto bene, Kiriaki ha proprio un bel kafeneion, 1 euro l’ellenico caffè anti crisi. Torniamo però sulla sterrata, seguire per Agios Serafini ma ad un bivio con pilone lasciare la strada principale per prendere sulla sinistra una sterrata che sale, sale, sale, sale, su per l’Eliconas. La strada, bianca ma buona, arriva a 300 metri dalla cima. Noi però, che ci siamo scassati la ruota della macchina domenica scorsa, la parcheggiamo un bel po’ prima. Meglio, che devo fotografare ogni sputacchio di fiore. Il Nozzolone prende il via e, come se fosse la strada di casa, sale come un ossesso per ogni scortolo che trova, fortuna che si ferma a conversare con un pastore e posso raggiungerlo. Sarebbe piaciuto anche a me conversare con sto bel pastore greco, ma tra le due preferisco fotografare sto ben di dio di fiori. Perché non ho mai visto tanta dovizia di colori, forme e rarità, una gioia per gli occhi. Ne valeva la pena, dico io, venirci. Per andare in cima il Nozzolone sceglie una via, se così si può chiamare, per campi solcati, dove ho la chance se cascare per colpa del calcare o della digitale in mano. Non casco. Arriviamo all’anticima e poi ci buttiamo dentro alla prima dolina per verificare uno sprofondo che tappa. Come pollicino, giriamo attratti da una dolina all’altra finchè troviamo finalmente il pozzo giusto, bello lavorato, ma tappa sotto e non soffia, così pare, fosse nostro lo scaveremmo sicuro come una palla. Tra l’altro andiamo anche sulla cima ma credo, soltanto per vedere se dall’alto si vedano pozzi. Stanchi morti stufi, torniamo alla macchina. Abbiamo entrambi l’ottima ispirazione di piantare la tenda qua. E’ tardi ed abbiamo anche la cena pronta, io le ciliegie ed il Nozzolone il piano quinquennale di digiuno. Ma non so perché decidiamo invece di andare nientemeno che al Pireo. Cerchiamo il traghetto per Rodi. Parte domani, euro 230 solo andata. Ci guardiamo, non si va a Rodi, troppo caro. Cerchiamo da dormire che sono le 23 e c’è una favolosa luna piena che se ne frega del nostro girovagare. Il Nozzolone ha la bella pensata di mettere il navigatore, su dove? Mi ricordo il nome di un quartiere, Kifissia, dove avevamo dormito. Il navigatore, però ci porta a percorrere una specie di Parioli super lusso, 15 kilometri ininterrotti di ricchezza. Puah. E’ sempre più tardi, imbocchiamo l’autostrada verso l’Eubea, con gli occhi cisposi dal sonno, sudati, affamati e con la vescica che scoppia. Usciamo a caso per Anoixi, sperando di trovare da dormire. Troviamo un hotel a 60 euro e manco discutiamo sul prezzo. L’hotel vuol essere pretenzioso ma a noi sembra un’accozzaglia di robivecchi che non sapendo come smaltire, c’hanno fatto l’hotel intorno. Andiamo a mangiare la solita pita da certi che ci trattano come i reali di Spagna e Inghilterra, avranno visto gli occhi cisposi?

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