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COMUNICARE LA SPELEOLOGIA, SI o NO, PERCHE', COME..
le opinioni degli speleologi

Non tutti gli speleologi sono d'accordo nel voler comunicare la speleologia al grande pubblico. Vediamo, perché:

Non capisco perchè fare arrivare la speleologia al grande pubblico.
Il grande pubblico ama le comodità e il reality preconfezionato.
Già hanno assaltato le montagne e tralicciato per ogni dove.
Ora arrivano in quota con bermuda o tacchi a spillo e si sentono montanari... Hanno sfondato montagne per aprire grotte alle masse.
Se parli di speleologia in giro ti senti dire che hanno visto Frasassi o Postumia... La speleologia non è un fenomeno di massa e personalmente non vorrei lo diventasse. Corsi di avvicinamento alla speleologia ce ne sono per ogni dove e chi è interessato ha la possibilità di farne.
Ma da lì a sprecar energie per spiegare a chi non vuol sentire...
Tutti sanno che ci sono le grotte ma pochi hanno l'interesse di andarci.
Quei pochi siamo noi.
Agli altri non interessa perchè è scomodo sporco e pericoloso e da parte mia non vedo perchè perder tempo a fargli cambiar idea...
(Mau)

Perché per forza comunicare?
per avere dei riscontri in termini di visibilità davanti agli enti? per fare questo, basta invece proporsi come esperti scientifici della materia, come sta facendo Badino.
Viceversa l'interesse morboso per la speleologia, perchè di questo si tratta, quando comunichi qualcosa al grande pubblico, non può che fare del male alle grotte, secondo me.
Questo perchè potrebbe scattare il meccanismo di "rendere adattabili" le grotte al grande pubblico, che certo non s'accontenta della realtà virtuale.
Invece, proprio attraverso i corsi di speleologia (non gli accompagnamenti turistici) viene offerta l'opportunità a chi sia veramente interessato alla materia, di conoscerla per come è, nella sua cruda realtà (tant'è che pochi rimangono davvero, e tra i pochi, ancora di meno fanno vera speleologia).
Infine, un libro non potrà mai far vivere davvero le sensazioni che si provano in grotta, se prima uno non le ha vissute sulla propria pelle. Il freddo, la fatica, le strettoie, i pozzi infiniti, il fango dovunque, il buio, il silenzio.
(Mg)

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